Dialogo a tu per tu

Dialogo tra il mio Sé Dubitativo (SD) e il mio Alter Ego (AE) motivatore.

AE: Qual è il tuo talento? Cosa sai fare bene?

SD: Oh, non puoi fare domande del genere a bruciapelo! La gente si prende male.

AE: Se non ci pensi non lo scoprirai mai.

SD: È vero, non ci penso spesso… forse per timore di scoprire di non averne neanche uno.

AE: Qualcosa deve pur esserci, mica avrai fatto quel che hai fatto nella tua vita semplicemente lasciandoti sballottare qua e là dagli eventi?

SD: Ehm, qualche volta mi sa di sì. Però hai ragione, qualche scelta mia l’ho pur fatta!

AE: Fammi un esempio.

SD: Tipo trasferirmi in Danimarca qualche anno fa. È stato un bel salto per me, che non avevo mai vissuto al di fuori della mia provincia e non avevo mai parlato altre lingue al di fuori dell’italiano.

AE: Non denota forse coraggio, risolutezza e spirito d’iniziativa?

SD: Prima di partire pensavo la stessa cosa, ma una volta all’estero mi sono trovato circondato da così tante persone che avevano fatto la mia stessa scelta, il che mi ha ridimensionato non poco.

AE: Non importa quante altre persone hanno fatto una scelta simile, con la tua scelta hai dimostrato di avere quelle qualità. Il fatto di condividerle con altri non le ridimensiona affatto.

SD: Quanta saggezza!

AE: Appunto! Comunque… Parliamo di quando eri studente. Cosa hai fatto all’università?

SD: Ho fatto la triennale e la specialistica in biotecnologie, poi il dottorato.

AE: Tre più due più tre. Quindi otto anni. E con che voti?

SD: Ero abbastanza secchioncello!

AE: Quindi mi stai dicendo che hai completato l’università col massimo dei voti e nel minimo tempo richiesto. Qui leggo una certa determinazione e serietà riguardo ai propri obiettivi.

SD: Sarà…

AE: E poi, so che il periodo del dottorato non è stato emotivamente tra i più facili.

SD: Mi sentivo come se non fossi all’altezza del compito. Nel dottorato si tratta di spingere la conoscenza in un determinato campo al di là dei confini attuali. L’idea è di aggiungere qualcosa al sapere umano, anche poco, ma che sia nuovo. Creare conoscenza. Dal nulla! Mi sentivo intimidito. Ogni giorno le stesse fisime: Ma sono in grado? Cos’ho conseguito oggi? Cos’ho aggiunto al sapere? Anch’io ho sviluppato la cosiddetta sindrome dell’impostore. Le persone con questa sindrome sono convinte di non meritare il loro successo, che sarebbe dovuto non tanto al loro talento e alle loro competenze (di cui non sarebbero particolarmente dotati), ma piuttosto a una serie di casi fortunati e coincidenze. Queste persone vivono nel costante timore che gli altri possano accorgersi dell’inganno, e di essere esposti in quanto, appunto, “impostori”. Durante il dottorato ero circondato da persone che ritenevo veramente dotate, e ciò mi faceva sentire ancor più impostore. Ogni giorno pensavo di mollare il dottorato perché mi faceva stare in quel modo.

AE: E cosa hai scelto?

SD: Ho scelto di restare e finire il dottorato.

AE: E cosa hai imparato?

SD: Che il mio contributo al mondo non si decide da un giorno all’altro, ma è un progetto che si attua nel tempo attraverso costanza, dedizione e pazienza. Ora sono consapevole di avere la tenacia necessaria per attuarlo, e allo stesso tempo ho aspettative un po’ più ragionevoli nei riguardi di me stesso.

AE: Questa tenacia emerge anche dal tuo modo di praticare lo sport. Qualsiasi sport richiede determinazione, costanza, pazienza, umiltà, capacità di gestire eventuali insuccessi. Ci si deve presentare agli allenamenti, a prescindere dalla voglia, dallo stato d’animo, dal tempo.

SD: In pratica nel mio prossimo colloquio dovrei dire che sollevare pesi mi rende un buon candidato? Non so quanto questa cosa sia credibile/professionale…

AE: Va bene, Mister Professionale, parliamo di cultura scientifica allora.

SD: E in che modo potrebbe far parte del mio talento?

AE: Sicuramente ti fa vedere le cose in un certo modo. Ad esempio, immagina di essere al bar: mentre prendi il caffè, senti dire da un avventore che è stata trovata una cura risolutiva per il cancro. Cosa fai?

SD: Gli chiedo di indicarmi la pubblicazione in cui è descritta la scoperta.

AE: Esatto, di un’informazione vuoi confermare le fonti. In un mondo inondato di informazioni, molte delle quali false, inesatte o tendenziose, sapersi districare tra le fonti, capirne il linguaggio e la terminologia, capire se sono affidabili… Varrà ben qualcosa!

SD: Ti insegna a essere analitico, razionale, un po’ freddo e distaccato magari… Però ti fa vedere le cose con senso critico, ti insegna a pretendere una spiegazione (esauriente) per ogni cosa, senza dare nulla per scontato. E poi ti insegna anche a metterti nell’ottica di essere in grado di comunicare un’informazione, il che presuppone di averla capita tu stesso fino nei minimi dettagli.

AE: Quindi? Qual è il tuo talento?

SD: Eccolo che riparte alla carica! Va bene dai ci provo! Il mio talento è…

…costruire, verificare e diffondere conoscenze.

1 Comment

  1. Complimenti Andrea, mi piace quello che hai scritto e mi sono riconosciuta in molte delle tue sensazioni. In particolare, anche io ho vissuto il Dottorato un po’ cosi’! Mi sentivo circondata da persone molto più intelligenti di me, il che era molto stimolante ma…non alimentava per niente la mia autostima! Eppure ero arrivata fin li’ con le mie gambe e con ottimi voti e ho finito il Dottorato con una bella tesi. Credo comunque che l’esperienza (tosta) del Dottorato dia capacita’ di analisi e di metodo preziose e non cosi’ comuni. In bocca al lupo!!

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...