L’anello perduto

Talenti Inauditi L'anello perduto

Quello che ho potuto scoprire e valutare in questa fase del corso è il metodo proposto per approcciarsi al problema della ricerca di un lavoro; metodo che, secondo me, può essere applicato a qualsiasi situazione di bisogno.

Per meglio spiegare il concetto, vi voglio raccontare un episodio che mi è capitato in viaggio di nozze tanti anni fa in un’isola dell’Oceano Indiano.

Era l’ultimo tramonto a cui assistevo sulla spiaggia con mia moglie ed ero talmente felice dei momenti trascorsi che mi ero messo a fare la ruota (come di solito fanno le bambine al parco). Alla fine dell’esercizio avevo sentito nella mano sinistra all’altezza del dito anulare un leggero vuoto: il mio anello di matrimonio era scomparso, finito in qualche punto lì vicino sotto la sabbia. Mi sono sentito mancare ma subito, insieme a una coppia di sposini nostri amici, ci siamo messi a cercare dappertutto; alla fine avevamo coinvolto tutti i passanti nella ricerca. Qualcuno mi suggerì di chiedere aiuto alla reception del resort che di solito teneva un metal detector per le perdite di oggetti metallici in spiaggia. Insieme all’omino della direzione avevamo cercato disperatamente lungo tutto il tratto mentre il sole calava, ma più che monetine, fermagli, pezzi di ciondoli non eravamo riusciti a trovare altro. Ero affranto. Cosa potevo fare? Niente, solo maledire la sfortuna, incolpandomi per l’errore fatale. Di notte non riuscii a prendere sonno, non mi rassegnavo all’idea che quell’anello fosse ancora lì da qualche parte ma non sapevo come agire. Alla fine mi venne un’idea: prendendo spunto dall’approccio scientifico e facendo leva sulle mie doti di precisione e meticolosità, feci un ultimo tentativo. Aspettai l’alba, andai nel punto dove avevo perso l’anello e delimitai con dei solchi in tanti quadrati un bel tratto di area (un po’ come fanno i paleontologi quando scoprono un resto fossile di ere antiche).

Quadrato dopo quadrato mi misi a cercare con le mani; cercai per quasi 2 ore non trovando niente, sotto gli sguardi incuriositi dei primi ospiti mattinieri che incominciavano ad arrivare in spiaggia. Alla fine fui preso dallo sconforto e dalla rassegnazione, cercando negli ultimi 2 quadrati senza motivazione. Ma poi…incredibilmente, dal penultimo quadrato, sollevando la mano dalla sabbia un oggetto brillante sbucò fuori tra le dita. Feci un urlo tale da far cadere le noci di cocco da una palma e corsi indemoniato di felicità alla reception ad avvisare del ritrovamento, e poi in camera a svegliare mia moglie, e poi i nostri amici sposini.

Morale della favola: le idee vengono fuori quando c’è un bisogno, una necessità (nel mio caso la perdita dell’anello), facendo leva sui tuoi talenti, le tue doti (nel mio caso la metodicità) e guardando a ciò che già esiste, alla realtà che ci circonda, all’esperienza di altri (nel mio caso lo spunto preso dalla procedura del paleontologo).

Questo è il metodo che sto cercando di interiorizzare e che mi viene da questo corso: nella situazione di criticità, di urgenza che sto vivendo (la ricerca di una occupazione) grazie a “Talenti inauditi” sto cercando di fare emergere, spingere in superficie delle idee positive (le mie proposte di valore) facendo leva sulle mie attitudini e competenze ma guardando alle realtà produttive e al mondo economico e sociale che mi circonda a cui indirizzare concretamente la mia ricerca.

Anche i più grandi geni del passato (mi vengono in mente Leonardo da Vinci e Picasso), partendo da richieste di bisogno (per Leonardo portare acqua a Milano) o da necessità interiori (per Picasso una espressività artistica interiore), facendo leva sui loro talenti e guardando semplicemente alla realtà in cui vivevano hanno tirato fuori grandi opere (per Leonardo la cerchia dei Navigli e per Picasso la Guernica).

Einstein diceva: “E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie”… Ma bisogna avere il coraggio di uscire allo scoperto.

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