La nave prende il largo

Il primo percorso di Talenti Inauditi è giunto al termine, è tempo di tirare a bordo le reti. Dopo 6 settimane passate a scandagliare se stessi e il mondo esterno, ora si tratta di far convergere tutte le informazioni raccolte in un progetto professionale, tracciare una rotta e seguirla.

Nel calderone del mio progetto ho riversato i miei interessi, i miei saperi e i miei modi di essere. Ci ho messo soprattutto la mia passione per le scienze della vita, la mia voglia di vedere le cose cambiare per il meglio, ci ho versato dentro tutto quel che ero, quel che sono e quel che spero sarò. Cos’è emerso da tutto questo ribollire e rimestare? Prima di iniziare mi aspettavo che questo percorso mi avrebbe rivoltato come un guanto, o che avrebbe tirato fuori un nuovo me come un prestigiatore tira fuori un coniglio da un cilindro. Niente di tutto ciò. Talenti Inauditi mi ha “semplicemente” insegnato a rimescolare le carte in tavola e, con quelle stesse carte, a formare combinazioni nuove.

Quel che resta ora del calderone iniziale sono poche gocce di un distillato trasparente, otto righe su un foglio di carta che dicono come voglio esprimere la mia personalità nel mondo attraverso il mio lavoro. Poche righe davvero, ma ho la sensazione che racchiudano qualcosa di buono, perché spesso ho constatato che la qualità di un progetto è inversamente proporzionale al numero di parole necessarie per raccontarlo.

Il mio progetto consiste nel promuovere la fruibilità e l’impatto dell’informazione scientifica nel mondo, trovando il modo più efficace per trasmettere questa informazione da chi la produce a chi può metterla in atto. Credo di avere le carte in regola per farlo. Ora occorre agire.

In questo momento mi sento un po’ come l’armatore poco prima del varo della sua nave: tutto è stato predisposto con la massima cura, lo scafo è robusto, il carburante è nelle stive, sto per azionare il meccanismo del varo e mi chiedo: “Ma galleggerà? Sarà in grado affrontare il mare aperto?” Non c’è modo di saperlo se non portandola fuori dalle acque sicure del porto. Ma una cosa è certa, ed è stata Talenti Inauditi a insegnarmela: le falle si possono turare, la rotta si può correggere, ora so come fare. Nulla è irreparabile.

Quel che è davvero irreparabile è lasciare che la nave arrugginisca in porto, il modo più sicuro per veder naufragare un progetto è non metterlo mai in atto.

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