Il gigante Senzatalento

C’era una volta un gigante che amava moltissimo la musica e avrebbe tanto voluto saper ballare.
Incontrò una ballerina. Ballava divinamente. Possedeva la stessa grazia naturale nel muovere il suo corpo di una libellula che volteggia nell’aria. Era minuta, elegante, leggera quasi non avesse alcun peso. Sembrava volare.
Glielo disse.
«Se ti piace tanto come ballo, verrò ogni pomeriggio a farlo davanti a te» rispose la ballerina, lusingata che le sue movenze potessero affascinare quel gigante così goffo.

«Insegnami a ballare» le chiese un giorno il gigante.
«Non puoi ballare» rispose lei «Sei troppo alto, con la tua testa andresti a sbattere nei raggi del sole rompendoli tutti».
«Hai ragione» disse il gigante.

Ci pensò un po’ e poi aggiunse: «Ballerò la notte».

La sera dopo chiese alla ballerina: «Insegnami a ballare».
«Non puoi ballare» rispose lei «Muovendo le tue braccia scombineresti le stelle, cadrebbero a terra e non sapremmo più se appartengono alla via Lattea, all’Orsa maggiore o ad Andromeda».
«Hai ragione» disse il gigante.

Ci pensò un po’ e poi aggiunse: «Mi farò più piccolo».

La sera dopo, chino sulle ginocchia, chiese alla ballerina: «Insegnami a ballare».
«Non puoi ballare» rispose lei «Io arrivo sì e no alle tue caviglie, come posso stringerti e accompagnare i tuoi passi».
«Hai ragione» disse il gigante.

Ci pensò un po’ e poi aggiunse: «Attenderemo la luna piena e danzerò con la tua ombra enorme riflessa sul muro».

Attese la notte di plenilunio e poi chiese alla ballerina: «Insegnami a ballare».
La ballerina inizio a muoversi e il gigante si accostò alla sua ombra. Ma dopo qualche passo di danza, lei si allontanò di scatto urlando: «Non puoi ballare, non hai talento!»
Allora il gigante per la prima volta si fece scuro in volto, aggrottò le ciglia e arrabbiato le disse: «Non ti ho chiesto di insegnarmi il tuo talento, ti ho chiesto di insegnarmi a ballare!».

La ballerina tornò sotto la luce della luna e ricominciò a ballare con lui.

Oggi pomeriggio mentre passavo l’aspirapolvere leggevo i messaggi di whatsApp che arrivavano sulla nostra chat del “gruppo talenti”. L’abbiamo fatta per scambiarci idee, informazioni, consigli.
Simonetta ne manda uno sulla difficoltà nel trovare foto per il suo articolo. Allora io le rispondo che se ci spiega che cerca, la aiutiamo. Dice che no, non è possibile, avrebbe bisogno di foto che ritraggono lei in alcune pose. 

Continuo a passare l’aspirapolvere, ma dopo un po’ riprendo in mano il cellulare e scrivo che può considerare una soluzione alternativa: potrebbe fare un collage di foto ricreando l’immagine che vuole e appiccicarci sopra la sua faccia.
Poi torno all’aspirapolvere e inizio a pensare come scrivere il mio pezzo per il blog.
Ho solo un titolo: il mio talento.
Ripenso al messaggio di whatsApp e spazio sempre più nel tentativo di capire cosa mi riesce bene fare. Mi interrogo e rifletto su come affronto la vita, come mi pongo davanti a un impedimento, cosa faccio per proseguire oltre. Così pian piano si delinea nella mia testa la storia del gigante e della ballerina. Mi piace l’idea.
La costruisco mentalmente e quando ho finito di aspirare tutta la casa, mi metto a scrivere.
Mi appartiene questa narrazione perché mi sento come quel gigante, in grado di trovare un rimedio anche quando sembra non esserci. Come lui ascolto gli altri e grazie ai loro occhi vedo ostacoli che non avevo considerato tali. Mi ingegno per arrivare a una soluzione anche se le condizioni sono sfavorevoli. Non perdo il sorriso davanti alle difficoltà.
Ora oltre al titolo ho una storia e una risposta.
Sì, il mio talento è essere come il gigante Senzatalento.

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