Il talento nella quiete

Corri ragazzo laggiù 

vola tra lampi di blu 

corri in aiuto di tutta la gente 

dell’umanità

Corri e va 
per la terra 
vola e va 
tra le stelle 
tu che puoi diventare Jeeg

Impossibile non riconoscere le prime strofe di una delle sigle dei cartoni più amati di sempre, Jeeg Robot d’acciaio; per noi della generazione degli anni ’80 è diventato un cartone cult. Siamo cresciuti con l’idea e la speranza che esistano questi uomini dai super poteri e invincibili, che con l’aiuto della tecnologia riescono a sconfiggere il Male. Io ho sempre creduto che il suo vero talento fosse quello di coniugare razionalità e sensibilità. 

La parola talento è sempre stata presente nel vocabolario della mia vita; me lo hanno detto in molti, vedendomi danzare, e alcuni lo hanno visto prima di me. Alcuni autori lo chiamano “volontà intelligente”, altri “guida interiore”.

Il mio talento si trova sicuramente nel caos, ed è dal caos che nasce la vita. Ma come ascoltarlo, come comprenderlo? Credo serva silenzio, arrivando a quel momento in cui la giostra si ferma, e dove per un attimo è possibile scendere e ascoltare il rumore che viene da dentro, per risalire più consapevoli.

Il talento per me è essere se stessi, accettandosi e trasformare gli aspetti più bui in luce; chiedendosi, pensando, ripercorrendo, visualizzando e sfruttandosi, non nell’eccezione negativa del termine, ma rendendosi frutto, perché credo che nel mio talento sia scritto il mio destino.

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