Il talento che condiziona la vita?

Mentre sono accanto a mia figlia che dorme, stasera, penso che il mio “qui e ora” sarebbe stato altrove se un giorno di qualche anno fa non mi fossi voluta bene.

Il Talento mi voleva portare lontano, dove i giorni e le ore hanno la stessa luce, quella artificiale di una lampadina qualunque. Anzi, forse, una lampadina di design.

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Il talento non è necessariamente la propria passione. Questo è quello che ho capito dopo tanti anni  di “lavoro talentuoso”. Ho creduto a lungo – ma, con il senno di poi, con poca convinzione – che quello in cui si è bravi sia necessariamente quello che bisogna fare nella vita. Sono stata convinta – sempre a lungo – del fatto che si può essere bravi solo in una cosa e che quella cosa sia il binario su cui deve necessariamente camminare il famoso treno dei desideri.

Quando, sommessamente, ho iniziato a pensare e a esternare che forse avrei voluto cambiare lavoro, mi veniva puntualmente risposto e fatto notare quanto fossi brava nel mio di lavoro. Non è assolutamente concepibile che una persona così talentuosa non sia altrettanto appassionata a quello che fa e che le riesce bene.

Io non so se il fuoco sacro l’ho avuto e l’ho perso, a causa di una serie di circostanze, ma è possibile che questo ardore che ti nutre l’anima io non lo abbia mai davvero provato. Ricordo tanta eccitazione durante gli studi o in alcuni momenti particolari della mia carriera ma, analizzandoli, sono riconducibili a tanto altro: amore per la ricerca, per il lavoro di squadra e quella sensazione di avere un posto nel mondo – infantile, ingenua, tenera – che provi quando inizi a lavorare.

Ma, osservando alcune – poche – persone che mi circondano e che mi hanno circondato negli studi e nel lavoro, persone realmente coinvolte ed emozionate, ho capito l’enorme divario che ci separava: è stato lì che ho compreso che, semmai io avessi avuto un fuoco sacro, non sarebbe stato sicuramente quello per l’Architettura.

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Credo nel potere della visualizzazione, anche se non lo metto pienamente in pratica, e quando ho iniziato a chiedermi come mi immaginavo tra dieci anni, tra vent’anni, la risposta è sempre stata la stessa: davanti a un foglio e una penna o davanti a un computer. E ho compreso così che non è vero che ognuno di noi ha un solo talento: ne abbiamo tanti, ma la Passione…quella vera, è una, unica. E’ quella che ti fa andare avanti e a cui ritorni ogni volta che le circostanze si fanno dure, anche solo per trarne un momento di conforto. La mia passione è la scrittura.

Sono abbastanza certa che la Passione possa darti il Talento. La passione ti dà la forza di farlo crescere, di plasmarlo, e sicuramente il metodo è un ottimo alleato per perseguire questo obiettivo. Abbandono il mito dello scrittore in preda a una folgorazione creativa e mi rimetto nelle mani della pratica, dello studio, della metodicità e ogni giorno imparo che il mio talento sta crescendo e, anche se non so dove mi porterà, è arrivato il momento di seguirlo.

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