Il punto del non ritorno: una gran rottura!

Cosa intendiamo per idee dirompenti? In quali mondi del nostro universo pensiero ci conduce questo concetto? Non c’è una risposta univoca. Mi è bastato parlarne con sei persone per sentirmi restituire sei accezioni diverse. Alcune anche molto distanti tra loro. Già questa è stata un’idea dirompente, ovvero una “rottura” di uno schema di pensiero, il mio, per non cadere nel credo che possa essere universale. Certo, è molto diffuso pensare che un’idea possa essere dirompente quando porta un’innovazione, qualcosa di straordinario, di unico che può rivoluzionare un paradigma, stravolgere o aprire un nuovo campo di ispirazione. Pensiamo alla scoperta della penicillina, alla locomotiva, ai raggi X, fino a una relativamente più recente, quella del DNA.
Se mi fermo a questa accezione, non posso certo dire di aver avuto idee che hanno rivoluzionato il mondo, che hanno cambiato in modo permanente un ambito. Personalmente mi sento più di parlare di rotture di schemi mentali, piuttosto che di idee dirompenti. Da cosa partire per rompere questi schemi? Da una sollecitazione che possa portare un’inversione di tendenza, una rottura di uno schema, un cambio di ottica. Prima di tutto i miei. Ma anche quelli degli altri con cui mi relaziono.

La rottura degli schemi

Rafal Olbinski Tutt'Art@
“Aquarius” di Rafal Olbinsky

Certo mi rendo conto che le “sollecitazioni” non sono sempre ben accolte. Non sempre siamo predisposti a “rompere” qualcosa di consolidato, anche se stantio, dentro noi stessi.  Un po’ come uscire da una cantina buia e polverosa, vedere la luce e respirare una boccata d’aria fresca e pura. L’impatto immediato può non essere subito gradevole. Ma la rottura apre inevitabilmente uno spiraglio di luce in un mondo  fatto di fitte regole logiche e razionali, nel quale conserviamo e organizziamo le nostre idee in un ordine perfetto, ineccepibile e rigoroso, come in una biblioteca  della quale controlliamo attentamente l’ingresso, nel timore che un intruso possa entrare e portare scompiglio tra i disciplinati scaffali.
Ciò che può apparire inizialmente insensato può creare una rottura, ampliare l’angolo della visuale e interrompere il muro di rigorosa razionalità. E la conoscenza sopraggiunge quando la coscienza si apre al nuovo senza timore, quando si rompe uno schema.
E’ quello che cerco costantemente di fare con me stessa e ciò che cerco di offrire nel mio mondo di relazioni. Nella vita mi sono però confrontata con diverse persone che non apprezzano le sollecitazioni, ed è stato un attimo essere diventata io stessa una rottura! Alcune persone chiuse nella loro corazza difendono strenuamente il loro “presidio” dietro il quale si nascondono spesso sotto la maschera della prudenza, dello scetticismo, dell’insicurezza, del pessimismo e della diffidenza. Ma se rimaniamo tutti di un pezzo, come possiamo “ricomporci” in modo innovativo e creativo?
Un’idea dirompente, a mio parere, non si traduce nel perseguire un’idea che incrementi la conoscenza, ma va nella direzione di “rompere” quel pensiero che avevamo in precedenza, di cambiare paradigma. L’idea dirompente deve partire dalla disgregazione di dogmi, convinzioni, strutture e sovrastrutture, tutti assunti fantasmatici che ci portano  lontano dalla nostra autenticità.
Ecco cosa accade quando qualcuno ci porta fuori dai nostri schemi abituali: ce li rompe! Ci offre la grande opportunità di trovare qualcosa di inaspettato mentre la cercavamo con gli stessi “occhi” di sempre.

Le sollecitazioni del cambiamento

Center of Misconceptions
“Center of Misconceptions” di Rafal Olbinsky

L’ingegneria ci può venire in aiuto per comprendere come un’azione di rottura sia un elemento costruttivo e non distruttivo. In ingegneria le sollecitazioni sono azioni esterne o forze di varia natura e origine che, agendo su una struttura, ne modificano le tensioni interne provocando una deformazione che può arrivare fino a un limite massimo, detto carico di rottura, oltre il quale il sistema rompe la sua condizione iniziale di equilibrio passando a un nuovo stato di equilibrio, o un nuovo stato di non equilibrio. Aumentando progressivamente le sollecitazioni, le tensioni interne la equilibreranno di volta in volta, ma soltanto fino a un punto limite, oltre il quale ciò non sarà più possibile: il punto di non ritorno!

Una ricomposizione “fuori dalla norma”

Confrontation of Similarities
“Confrontation of Similarities” di Rafal Olbinsky

Se ripenso a una mia piccola ma significativa esperienza, vissuta in India qualche anno fa, posso senza dubbio affermare di aver vissuto qualcosa di dirompente, di illuminante, che mi ha permesso di rompere i miei schemi emotivi e mentali.

Mi trovavo in India, nella regione dell’Andra Pradesh con un gruppo di amici con i quali avevamo condiviso, sin dall’Italia, l’intenzione di fare una vacanza in questo affascinante continente, e nel contempo,portare qualche piccolo contributo ad alcune associazioni benefiche che operano nei villaggi sopraffatti dalla miseria. Tra queste, le suore di madre Teresa di Calcutta, nei pressi di Puttaparthi. Queste donne, operose come formiche, hanno creato un centro dove accolgono i bambini che nelle zone limitrofe vengono rifiutati, se non letteralmente buttati in angoli della strada, per le loro malformazioni o per altri gravi problemi fisici. Ero stata avvertita da un mio amico che l’impatto oltre quel grande portone di ferro blu, semi arrugginito, che si frapponeva tra questi bambini dai tratti deformati e il via vai frenetico del villaggio,  poteva essere molto forte.
Sopravvalutandomi, e impegnata com’ero a raccontarmi quale grande esperienza umana stessi per fare, nel momento in cui ho varcato la soglia del portone entrando in un piccolo cortile per accedere a una fatiscente stanza semi buia, con una quantità di lettini e culle che permettevano a malapena il passaggio, ho iniziato a scorgere i primi bambini. Ammetto: non ce l’ho fatta! Sono dovuta uscire frettolosamente trattenendo a stento le lacrime e oltrepassare quel portone di ferro blu che con il suo cigolio mi era sembrato affondasse ancora di più quel mio stato d’animo.
Ecco mi ero immersa nel mio universo emotivo, nella mia visione occidentale di disagio, e mi ero dimenticata il motivo reale per il quale ero lì. Mi ero irrigidita dentro al dolore e al malessere che stavo provando, dimenticando cosa potevo realmente donare a quei bambini, anche solo per un pomeriggio. Il mio tempo, il mio sorriso, un mio gesto di affetto. Ciò di cui hanno più bisogno. Più di cibo e denaro. Ma ecco spuntare da dietro il cancello, che era rimasto aperto dopo l’entrata frettolosa di un donna con un sari dai colori cangianti, una dolcissima  bambina. Occhi grandi non esattamente simmetrici, un sorriso che mostrava una dentatura dall’ordine sparso, una testa le cui proporzioni non erano quelle canoniche. Un vestitino rosa un pò fuori misura lasciava intravedere un corpicino piuttosto scarno. Ma con tutta la sua curiosità, con tutto il suo bisogno nell’aver intravisto qualcuno con cui poter giocare, con tutta la sua innocente dolcezza, mi ha teso la sua manina ossuta con una presa di chi vuole fortemente qualcosa, e mi ha condotto dentro a quel cortile, al suo parco giochi, fatto di un’altalena che un tempo era sicuramente colorata di rosso ma che ora la ruggine aveva sopraffatto quasi totalmente. Una bicicletta senza pedali, un peluche che aveva vissuto più di qualche monsone e un paio di bambole con qualche pezzo mancante. Anche loro “fuori dalla norma”.

Lei sì che ha avuto un’idea dirompente, mossa da un istinto di vita più forte delle tante crudeltà che aveva già dovuto vivere nei suoi scarsi 10 anni. Lei sì che con la sua “sollecitazione” mi ha permesso di rompere uno schema emotivo e mentale, di modificare le mie tensioni interne e passare a uno stato di non equilibrio, per poi trasformarsi in un nuovo stato di equilibrio.

Mi ha permesso di “rompermi” e di “ricompormi”. Le sono grata!

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