Prospettiva rovesciata

Circa otto mesi fa ho iniziato a praticare yoga. Non ci avevo mai pensato prima e, anche se un po’ mi incuriosiva, non ne ero sufficientemente attratta, troppo di moda.

Poi mi hanno regalato un tappetino per gli esercizi e ho ceduto. Non sono mai stata una sportiva né un’assidua frequentatrice di palestre, il minimo indispensabile, un paio di corsi alla settimana con musica a tutto volume e tanti salti.

Nella palestra che frequento si tengono diverse lezioni di questa disciplina così, senza saperne quasi nulla, le ho provate tutte finché ho trovato lo yoga più adatto a me: quello dinamico.

Non sono ancora diventata un’adepta da yoga festival e non credo che lo diventerò mai ma devo ammettere che i benefici sono indiscutibili, sia fisici, con un rilascio progressivo nel tempo, che mentali, questi purtroppo ancora limitati alla durata della lezione.

Meno di un mese fa, quasi all’inizio di Talenti Inauditi, ho deciso che dovevo approfondire l’argomento e leggere qualche testo specializzato per capire se il mio approccio alla pratica, che non è decisamente spirituale ma nemmeno essenzialmente fisico, fosse corretto.

In uno scaffale della libreria di casa ho trovato il testo di un ‘maestro’ contemporaneo, T.K.V. Desikachar, e mi sono immersa nella lettura.

Oggi che ho superato la terza giornata del programma Talenti e sono persa in una nebbia in cui provo a cercare il mio talento annaspando tra tele astratte di biglietti colorati e autobiografie professionali, mi sono venute in mente le parole dello yogi.

Nella parte introduttiva infatti parla delle interpretazioni della parola yoga e spiega innanzitutto che è uno dei sei sistemi del pensiero indiano il cui complesso è chiamato darsana.

Il termine darsana ha una radice sanscrita che significa ‘vedere’, ‘visione’, ‘punto di vista’, ‘un certo modo di vedere’, ‘prospettiva’.

Quanto allo yoga, che è quindi parte di questa prospettiva, mi ha fatto riflettere l’attualità di alcune delle definizioni proposte: ‘collegare’, ‘legare assieme i fili della mente’, ‘ottenere ciò che prima non era ottenibile’.

Così ho pensato che ci deve essere un motivo se inconsapevolmente mi sono trovata sulla strada del ‘collegare’: i fili della mente in palestra, i biglietti colorati con i Talenti.

E’ un segnale che mi avverte che devo riportare la mia attenzione dentro di me per far succedere qualcosa, che devo provocare una scintilla che mi faccia apparire le cose sotto una nuova luce e trovare una nuova prospettiva. Il mio talento.

Ma come sarà questa prospettiva?

Una delle posizioni che non riuscivo a fare è la verticale, un po’ per paura un po’ perché non ho equilibrio. Da qualche settimana ci sto provando e progressivamente sto acquistando stabilità e sicurezza. A testa in giù apro gli occhi e vedo la stanza rovesciata, la prima impressione è disorientante, non ci sono più riferimenti, è tutto all’incontrario. Ma dura solo pochi attimi, poi mi viene da ridere.

(Man Ray, “Laboratory of the Future”, 1935)

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