Quando l’amore non basta a capirsi, e nemmeno le parole… Ci vuole un’idea!

Si conoscono, si piacciono, si perdono di vista. Si rincontrano, si ripiacciono, si frequentano. Si accorgono di non avere niente in comune, di essere diversi come il giorno e la notte e quindi, come da copione, si innamorano. Cercano casa, si sposano e… Discutono! Su qualsiasi cosa e solo per futili motivi.
(La storia è stata in realtà più romantica, ma questa volta avevo necessità di sintesi)

Le loro discussioni riguardano le banali cose di vita quotidiana e partono sempre da un appunto circa le abitudini e i modi di fare dell’altro.

Appena svegli su come apparecchiare il tavolo della colazione, continuando su quanto sale mettere nella minestra, sulla temperatura del termosifone in inverno e quella dell’aria condizionata d’estate, sul colore del divano da prendere, ma prima ancora SE prendere il divano, su quale quadro appendere sopra la credenza, che disposizione devono avere le stoviglie nello scolapiatti, come riporre i vestiti a fondo del letto, quando dichiarare “terminato” il dentifricio nel tubetto…

Più ne parlano, più si ingarbugliano nelle loro parole senza venire a capo di niente. Anzi, con tutte quelle parole alimentano discussioni infinite ed estenuanti, snaturandole completamente del senso iniziale e trasformandole in critica personale, a volte con derive devastanti.

Lei: “Perché non svuoti mai lo scolapiatti?”.
Lui: “Lo svuoto una volta sola quando è pieno.”
Lei: “Ma c’è un gran casino, così non si trova niente, possibile non ti interessi l’ordine?”
Lui: “Perché tu saresti ordinata?”
Lei: “Più di te che non hai preso da tua madre. Lei così precisina…”
Lui: “Mia madre non è precisina detto con quel tono… E anche se fosse, meglio precisina piuttosto che disorganizzata come la tua…”
Lei: “La mia non…”

BASTA!
Come comunicare all’altro l’intenzione che ha mosso la nostra azione? Come distoglierlo dalla sua interpretazione? Come rassicurarlo e chiedere che accetti senza giudizi di merito ciò che facciamo?
Sono necessarie le parole.
Ma se è proprio l’uso delle parole che non si riesce a gestire, finisce che non si ottiene alcun risultato. Anzi, si peggiora tutto.

E quindi?
Quindi si prova… Prove Pratiche di Nuova Comunicazione. Perché a volte è grazie alla pratica che avviene il processo di consapevolezza.

Comunicare senza parlare.
Così è nato Le piccole cose che odio di te. Amore, convivenza e silenzio sotto lo stesso tetto (parafrasando Stefano Benni).
Un libricino da tenere in casa che raccoglie i piccoli “odi” che la persona amata ci provoca col suo comportamento.
Uniche regole di compilazione: frasi brevi e concise, massimo tre righe; assoluto divieto di replica in forma scritta o verbale.

E’ stato un po’ sul piano della cucina, poi qualcuno ha scritto:
“Odio quando ti arrabbi perché aggiungo sale a ciò che cucini. Non significa che non apprezzi quello che fai, che non riconosca il tuo sforzo, anzi sono felice quando cucini per noi. E’ solo che a me piace il cibo più saporito”.

L’idea in questo caso è stata capire l’utilità del “vuoto” e colmare un bisogno togliendo qualcosa.

Sono affezionata anche ad altre idee che a me piace pensare essere dirompenti…

  • Un’idea “calzante”. Ovvero quando tua figlia ti “vende” come un’ottima sarta e tu sai solo che un ago è quella cosa da non cercare in un pagliaio.
    Un giorno la mia bambina ha annunciato alla sua maestra che Camilla, la bambola mascotte della classe, ridotta un cencio, sarebbe stata rimessa a nuovo in virtù delle mie abilità sartoriali (del tutto inesistenti). Grazie a un calzino spaiato che aveva perso il compagno su un campo da tennis, è rinata una bambola di pezza, è brillato l’orgoglio negli occhi di una seienne e io mi sono aggiudicata il titolo di supermamma per qualche ora.
  • Net-urbani. Raccolta differenziata di luoghi non comuni. Mappa online per muoversi in città guidati dalle emozioni.
    Un contest digitale pensato alcuni anni fa, per raccogliere suggerimenti e proporre luoghi inconsueti dove provare emozioni: la piazza ideale per darsi il primo bacio, il parco dove sfogare la propria rabbia urlando contro il cielo, lo scorcio per commuoversi guardando un tramonto, il punto più alto per sperimentare la sensazione di vertigine.
  • Attacchi di panico e Appigli di sicurezza. Come costruire un percorso “tranquillizzante” per andare al lavoro, nonostante non vorremmo uscire di casa.
    Ho studiato e definito un tragitto casa-lavoro che prevedesse “punti sicurezza” individuando sul percorso persone conosciute che, qualora si fosse rimanifestato un attacco di panico, fossero sufficientemente vicine per raggiungermi e offrirmi supporto.

Ogni volta che siamo in grado di fermarci a osservare un problema sapendo che vogliamo fortissimamente risolverlo, che usiamo la creatività per ribaltarlo sottosopra e osiamo… Abbiamo messo in atto la nostra idea dirompente. Che io ritengo tale solo perché somma di tutte le altre idee che mi sono passate un giorno per la testa.

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