Avant Gardener

Per portare avanti il progetto di crescita di un talento orto domestico ho dovuto affrontare una serie di sfide, riconoscere bisogni e problematiche e imparare ad agire di conseguenza.

Qual è il punto di partenza? Innanzitutto partiamo dai requisiti del terreno. La posizione è importantissima: dev’essere il più possibile in piano, riparato da forti venti e in una posizione assolata. Non tutte le tipologie di terreno vanno bene per ogni coltivazione, la composizione è particolarmente rilevante: il mio è ricco e compatto ma, ad esempio, rende impossibile la crescita delle carote. Ho deciso quindi di lasciarle perdere e dedicarmi a tante altre possibilità.

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Passiamo al lavoro vero e proprio: vangare, zappare e rastrellare sono attività faticose ma essenziali per preparare il terreno. Così come la fertilizzazione.

Ricordiamo che ogni azione deve essere fatta nel periodo giusto: anticipare le lavorazioni o posticiparle porta spesso a risultati non soddisfacenti e la crescita ne risente fortemente. Bisogna saper aspettare e avere il giusto tempismo.

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Eccoci alla semina: nei semenzai o a dimora, la scelta iniziale è fondamentale. Sapere a che distanza e a che profondità  vanno i semi, quanto dev’essere lo spazio tra le file, sono tutte nozioni che determinano il risultato finale. Il momento seguente sarà poi quello di trapiantare le piante cresciute nei semenzai, bisogna farlo con delicatezza e attenzione.

Una dose di divertimento è necessaria: che c’è di più bello che sperimentare seminando qualcosa di nuovo, di diverso, per vedere se può crescere e integrarsi perfettamente nell’insieme. Certo, usando sempre la testa e un po’ di senso della realtà.

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Può essere bizzarro ma ho constatato una semplice cosa: che si coltivi brassicacee, solanacee o talento, il modus operandi continua ad essere lo stesso. Fidatevi.

È essenziale avere una certa visione di insieme: alcune piante non possono stare vicino alle altre, alcune hanno bisogno di ampi spazi per svilupparsi, altre di una posizione particolare, altre di una posizione legata a ciò che si era coltivato l’anno prima (reminiscenze scolastiche di rotazioni triennali, quadriennali e maggese sono sempre valide). Sono tutte cose da pianificare in precedenza, ma come lo si fa? Studiando, informandosi, recuperando nozioni e consigli da fonti attendibili.

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Accudire è un altro verbo da non dimenticare: la crescita di un orto ha bisogno di cure continue. Zappettare il terreno, innaffiare nella giusta quantità, provvedere ai necessari supporti per le piante che stanno crescendo (paletti, reti, bacchette) e magari predisporre una rete antigrandine che aiuti ad affrontare le avversità. Ogni coltivazione ha una necessità propria: i pomodori vanno sfemminellati, le patate rincalzate, alcune piantine vanno pacciamate, gli alberi da frutto potati e così via.

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Bisogna stare all’erta e intervenire nel caso di problemi gravi: liberare il terreno dai rami caduti, estirpare le erbacce infestanti, togliere a mano le maledette dorifore delle patate e le fogli su cui hanno deposto le uova. A volte bisogna reagire con decisione di fronte agli errori, magari fatti senza accorgersene in precedenza, e sapersi adattare.

Che altro ci vuole? Innanzitutto un po’ di fortuna non guasta mai. Un po’ di aiuto esterno nemmeno: avere un paio di braccia supplementari alleggerisce il lavoro e rende più piacevoli le attività faticose.

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Coltivare un talento orto potrebbe quindi sembrare un lavoro che porti stanchezza, stress e problemi, ma non è solo così, anzi! È ovviamente una possibilità di crescita e di sostentamento. Un’attività che parte da lontano, che necessita di tempo ma che poi ti ripaga con un risultato che puoi vedere, toccare e assaporare. E ricominciare l’anno dopo è ancora più bello.

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