/ta·lèn·to/

Il fatto che la prima ricerca sul termine “talento” abbia prodotto il seguente risultato – https://it.wikipedia.org/wiki/Fiat_Talento – e che il vetusto furgone Fiat sia la prima cosa che il destino digitale abbia visualizzato sullo schermo del mio Mac, forse non è del tutto casuale.

Una sorta di figura retorica della mancanza di estro creativo.
Una sorta di metafora che rappresenta la catarsi, la liberazione, la purificazione necessaria per raggiungere la consapevolezza del talento, la cognizione dell’estro, la coscienza di una “attitude”.

Per essere veramente consapevoli del talento, forse prima bisogna averne sofferto la mancanza, oppure bisogna individuare un termine di paragone che ne metta in luce la presenza.

Ma come per tutto, anche in questo caso entra in gioco il relativismo e la soggettività rispetto alla quale un talento può o meno essere riconosciuto come tale.

Normalmente il talento è considerato una sorta di dote “innata” e “positiva”, ma il talento forse è semplicemente, come in origine, un’unità di misura che non ha accezioni né positive né negative, ma che serve a identificare una qualche capacità sulla quale è possibile costruire una eventuale specificità.

Io lo intendo come mezzo, come tramite per prendere le distanze o perlomeno per non uniformarsi alla banalità, all’appiattimento e alla standardizzazione.

Per come la vedo io, talentuosi lo si può divenire cercando originalità, singolarità e atipicità, sempre e comunque con indomita audacia.

Il mio “talentuoso” per antonomasia è il così detto “outsider” e come scrive Colin Wilson nel suo The Outsider, “L’outsider è così l’unico a sapere di essere malato in una società che ignora di esserlo” e l’immagine dell’Ofiuco, che ho scelto per accompagnare queste mie considerazioni, rappresenta simbolicamente chi sta fuori, ai margini, chi è profano, essendo l’ofiuco, appunto, il 13mo segno dello zodiaco, nonché unica costellazione zodiacale esclusa dall’astrologia.

Dunque non arrendersi all’ovvio, allo scontato e al prevedibile è a mio avviso il vero e unico talento, o perlomeno è l’unico che mi interessa veramente; essere portati alla danza o alla matematica va bene, ma non ti mette al riparo dall’oblio della mediocrità.

“Tutto fu ambìto e tutto fu tentato. Quel che non fu fatto io lo sognai: e tanto era l’ardore che il sogno eguagliò l’atto.”

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