“A line is a dot that went for a walk”

“A line is a dot that went for a walk” – The Diaries of Paul Klee, 1898-1918

L’altro giorno mi è stato fatto il regalo più bello. In modo totalmente inaspettato. Una persona che conosco a malapena, ad un certo punto esordisce dicendo: “Resto sempre affascinato dalle persone come te che sono capaci di immaginare contesti anni luce dalla nostra quotidianità”.

Nel ringraziarlo, per la prima volta ho visto in modo così limpido il mio talento: l’immaginazione! E pensare che per fare l’architetto la uso quotidianamente?! Paradossale, non trovate anche voi?

Così, oggi ho deciso di spogliarmi della mia veste di architetto, per raccontarvi di alcune “menti talentuose” che da sempre sono state fonte di ispirazione per la mia immaginazione.

Inizio con l’arte e la capacità degli artisti di esprimere con la loro arte e la loro sensibilità, le dinamiche della nostra società e del nostro essere.

Confesso che mi sono commossa vedendo questa scultura al Museo d’arte contemporanea di Oslo. Rappresenta l’amicizia. Vi invito ad osservarla attentamente.

Image 2018-05-19_15-38-32-133
Friendship I, 1992 – Ragna St. Ingadottir

C’è Kandinsky, che con il suo mondo concettuale di romanticismo immaginava che l’arte potesse aiutare le persone a vedere connessioni che altrimenti sarebbero state inaccessibili.

Image 2018-05-19_15-38-32-113
Greensplit, 1925 – Kandinsky

C’è il mio pittore preferito in assoluto, Paul Klee, e il suo capolavoro. Dentro questo quadro vi è tutto: la vita, i colori, un’armonia melodica, la casa e l’abitare dell’uomo, il tempio, il monte sacro di Apollo, il sole.

Image 2018-05-21_23-16-50-169
Ad Parnassum, 1932 – Paul Klee (Kunstmuseum, Bern)

C’è lo scrittore Stefan Zweig. Non ricordo l’infinità di volte che ho riletto le sue novelle e i suoi libri, che hanno da sempre accompagnato la mia vita (anche quando avrei dovuto leggere Paperino, parafrasando le parole di una cara amica). Sono stati e sono tuttora una finestra sul mondo di ieri, quello di oggi e quello di domani. 

È necessario che un popolo generi milioni di uomini perché possa nascere un genio, e sul mondo devono scorrere milioni di ore amorfe prima che appaia un’ora veramente storica, un’«ora stellare» dell’umanità”. […] «Ore stellari» così le definisco perché, fulgide e immutabili come le stelle, risplendono sopra la notte dell’umana caducità”. – Momenti Fatali, 1927

Non poteva mancare di certo la passione per la musica (compagna inseparabile delle notti in bianco a finire progetti), la profonda ammirazione per chi suona il pianoforte, l’adorazione per chi è in grado di suonare il terzo concerto per pianoforte di Rachmaninoff.

Image 2018-05-19_15-38-32-140
Lilya Zilberstein alla fine del suo Rach 3, Milano 2016

Poi c’è Nikola Tesla. Un inguaribile romantico umanitario. Una delle menti più geniali di sempre. Era estremamente curioso su tutto quanto lo circondava, ma soprattutto era enormemente attratto dalla possibilità di imbrigliare le forze della natura al puro e semplice scopo di portare beneficio all’umanità intera. In uno dei suoi libri scrive:

“Ogni essere vivente è un singolo ingranaggio dell’unico movimento dell’universo. Sebbene in apparenza risenta solo del suo immediato ingranaggio vicino, la sua sfera di influenza esterna si estende a una distanza infinita. Non esiste costellazione o nebulosa, né sole né pianeta, in tutta la profondità dello spazio infinito, nessun vagabondo effimero della volta stellata, che non eserciti nessun controllo sul suo stesso destino…”.

Infine c’è Walser, con la sua autoironia, la sua melancolia, le sue riflessioni, i suoi sogni: 

Sto preparandomi a partire. […] Involgiamo le nostre robe, pieghiamo le tende, sgombriamo, spingiamo, tiriamo, spostiamo. Ce ne andremo in viaggio. Molto bene. Quest’uomo mi va, e non sto più a domandarmi perché. La vita, lo sento, esige effervescenza, non riflessione. […] Non voglio lasciarmi niente alle spalle, qui. Niente mi avvince, niente mi obbliga a dire: “E se invece io…”. No, è finito il tempo dei se e dei ma. La signorina Benjamenta giace sotto terra. Gli allievi, i miei compagni, sono dispersi in impieghi d’ogni sorta. E se io andrò in pezzi e in malora, che cosa si romperà, che cosa si perderà? Uno zero. Io, come singolo individuo, sono uno zero. Ma finiamola ormai con la penna, finiamola con la vita dei pensieri. Vado nel deserto […]. Voglio un po’ vedere se anche in una landa incolta non si può vivere, respirare, esistere, volere e fare sinceramente il bene, e dormire di notte e sognare. Via, adesso non voglio proprio pensare più a nulla. Neanche a Dio? No! Dio sarà al mio fianco. Che bisogno ho di pensare a lui? Dio va con chi è libero dai pensieri”. (Jakob von Gunten, 1909 – Robert Walser)

Buon viaggio a tutti!

 

Partir – J. M. Folon, Giardino delle Rose, Firenze

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...