Le punizioni di Roberto Baggio

Quando Lucilla ci ha chiesto di scrivere un contributo sul talento non sapevo bene da che parte iniziare, allora ho fatto la cosa più semplice che ognuno di noi fa quando ha bisogno di raccogliere informazioni: ho digitato “talento” sulla barra di ricerca di Google e ho premuto Invio. Il primo risultato che appare è la definizione fornita dal dizionario dello stesso motore di ricerca che recita così:

Unità di misura di peso greca, di valore variabile secondo i luoghi e i tempi. Il talento attico pesava 26,20 Kg.

Non è specificato di quale materiale. Il secondo risultato è la pagina di disambiguazione di Wikipedia. Una breve introduzione ci informa che il talento è l’inclinazione naturale di una persona a far bene una certa attività, segue un elenco di otto link a pagine più specifiche. Scopro che Talento è il titolo di un album del 2016 di Briga, pseudonimo di Mattia Bellegrandi, cantautore italiano che ha raggiunto la notorietà in seguito alla sua partecipazione alla quattordicesima edizione del talent show Amici di Maria De Filippi. Resisto alla tentazione di cercare qualche suo brano su YouTube. Scopro anche che il Fiat Talento è una versione a passo accorciato del furgone Fiat Ducato 1ª serie, prodotta dal 1989 al 1994, e che andava a riempire nel catalogo FIAT un vuoto, relativo ai furgoni più compatti, lasciato dall’uscita dal mercato del Fiat 900 e del Fiat 238. Il Talento della FIAT si poteva avere soltanto a tetto basso e al posto della classica porta scorrevole laterale ne aveva una apribile a compasso e molto più corta. Il terzo risultato che l’algoritmo di Google propone è una pagina del sito Una parola al giorno dove si può leggere questa definizione:

Il talento è dote. Se ne è naturalmente provvisti, e se non c’è non si può imparare – inclinazione troppo più profonda di una capacità, troppo più radicata di una passione, troppo più caratterizzante di un volto o di una maniera, per poter essere riprodotta o finta. È un taglio del sé.

Non so, non mi convince fino in fondo, anche se non saprei spiegare esattamente il motivo. Forse perché mi sembra una definizione un po’ “troppo più” ridondante e statica, senza possibilità di replica? Ho imparato a non fidarmi fino in fondo di ciò che viene presentato come assoluto, immutabile, calato dall’alto, definito una volta per sempre. Non so bene cosa sto cercando ma so che mi interessa una dinamica, un movimento. Ripenso al furgone della FIAT. Nella gamma dei veicoli commerciali della casa torinese il Talento riprende nella nomenclatura il nome di una antica moneta, così come il Fiorino, il Ducato e il Doblò. Mi alzo, cammino un po’ per sgranchirmi.

Ad un certo punto mi viene in mente Roberto Baggio. Ho pensato alle sue punizioni, uno dei fondamentali in cui Baggio era uno specialista. Ho trovato un video che ne raccoglieva alcune, ho cominciato a guardarlo e a fare alcune considerazioni. Il gesto di partenza è sempre lo stesso: posizionare il pallone sul punto di battuta, prendere una breve rincorsa, calciare in direzione della porta. L’esecuzione però è ogni volta diversa. Alcune punizioni sono tirate sul secondo palo, altre sul primo palo, altre ancora centralmente. La traiettoria è morbida, arcuata, con il pallone che gira velocemente su se stesso, oppure più chiusa, strozzata, oppure forte e tesa, il pallone che schizza come un sasso. La palla è colpita con l’interno del piede aperto, con la parte interna della punta, di collo pieno. Anche la postura di Baggio cambia, a volte ha il corpo leggermente inclinato all’indietro o di lato, a volte è tutto proiettato in avanti. Mi sono chiesto quante punizioni avrà calciato Baggio in vita sua, dal cortile di casa alla Serie A, dai campetti della provincia di Vicenza fino alla Nazionale, tra tutti gli allenamenti e le partite a cui ha preso parte, quante volte avrà ripetuto quel gesto? Migliaia, decine di migliaia, probabilmente centinaia di migliaia, chissà, forse milioni di volte. E poi ci sono le variabili dettate dal gioco. La distanza e l’angolazione del punto di battuta rispetto alla porta, i diversi tipi di pallone, il numero di giocatori in barriera, la posizione e l’abilità del portiere avversario. Infine, durante una partita il tempo per prendere la decisione su come calciare si riduce a una manciata di secondi, a loro volta condizionati dallo stato del terreno e del meteo, dall’importanza della posta in palio, dal risultato, dall’azione di disturbo dei tifosi. Di tutti i suoi gol in Serie A, Baggio ne ha segnati 21 direttamente da calcio piazzato e al momento si trova al quinto posto di questa speciale classifica, si può dire quindi che quello per le punizioni fosse un talento particolare all’interno del suo immenso talento per il gioco del calcio. Ma se non avesse coltivato con costanza questa sua capacità nell’arco di tutta la carriera, sarebbe riuscito a segnarne così tante? Non credo.

Allora forse il talento è un’attitudine che in qualche modo ci appartiene ma che deve essere anche continuamente esercitata, migliorata, studiata, approfondita, altrimenti rischia di appassire. Questo talento specifico però, per essere efficace, non basta a se stesso ma deve essere messo alla prova dei fatti, inserito in un contesto che prevede delle variabili che magari sembrano avere poco a che fare con esso ma che allo stesso tempo sono necessarie per fare in modo che emerga e venga valorizzato. E la gestione di queste variabili, la capacità di sintetizzarle al meglio, è essa stessa un talento, forse il talento che meglio si addice a questa epoca liquida.

 

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