Capelli e piega: proposta di analisi ontologica del talento

Se il talento lascia un segno, allora tra le cose indimenticabili che ricorderò del presidente dal ciuffo biondo, Trump, c’è anche il riconoscimento del talento di Kim Jong-un -che, in fatto di capelli, è più attento alle coraggiose geometrie del caschetto.

Dello storico incontro a Singapore a giugno 2018 dei due leader mondiali – tra le affermazioni emerse – si legge in rete che il presidente americano ha definito ‘uomo talentuoso’ il Kim. L’affermazione lascia di stucco l’umanità intera oltre che per il detonante contenuto anche perché esce dalla bocca dell’uomo che ha reso ‘fired’ (licenziato) uno slogan mondiale, alimentando le frustrazioni di migliaia di lavoratori e rielaborando forse un nuovo significato: il “talento trumpiano”.

Al fatto che Kim avesse qualche talento davvero nessuno aveva mai fatto caso… Non sfugge la presenza di assurdo: l’opera di un uomo che ha assoggettato il suo popolo, e prima di lui suo padre, è riconosciuta talentuosa; e poi… Di quale talento si parla?

Kim (abbrevio non per mancanza di rispetto) si è reso protagonista di una escalation di violenza verbale con il presidente americano, situazione che ha fatto tremare i polsi a milioni di essere viventi e innalzato le vendite dei produttori di rifugi nucleari ripescando direttamente dal fondo dell’armadio delle paure umane lo scheletro della bomba nucleare. E ancora… Che talento può avere un uomo che annichilisce il suo popolo rendendolo vittima di un sistema di governo autoritario e antidemocratico?! Il popolo della Corea del Nord ha vissuto anni di carestie e fame, il Pil coreano è tra i più bassi al mondo e il reddito pro capite è di appena 1300 dollari annui (dati World Bank 2017).

Possiamo riconoscere del talento in qualcuno che opera contro l’umanità e la vita umana stessa? Il talento è davvero qualcosa che supera il giudizio degli uomini e lascia a un Dio l’ultimo verdetto? No che non è così. Il talento di Kim non esiste e se fosse mai esistito il suo valore personale è stato azzerato dal conto in sospeso con i Coreani e con la storia. Perché in definitiva vivere di per sé richiede talento nel non cadere vittima del culto della propria personalità. Un tratto poi, più di tutti, sembra mettere in allerta rispetto ai talenti e al loro abuso… La capigliatura: ciuffi e caschetti raccontano molto. Teniamola d’occhio quando ci interroghiamo sul talento. Sicuro che presto un guru del digitale partorirà presto una teoria in tal senso.

A conferma che la capigliatura abbia un nesso con il talento propongo un video di Roberto Benigni, che di talento è indubbiamente dotato e del talento dell’amare qui parla.

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