Il Genio e le ali

C’era una volta un Genio, che abitava in un piccolo vasetto di crema antirughe. Era finito lì dopo essere stato cacciato dal suo Mondo perché troppo vivace e irrispettoso, il Gran Giurì lo aveva condannato a mille anni in quel barattolo: così che imparasse le buone maniere e che cosa significasse essere al servizio degli altri.

E così, il nostro piccolo Genio, passava il tempo a esaudire i desideri di donnine (a volte anche di omuncoli) piccoli e raggrinziti, che si guardavano allo specchio e attorno con apprensione, misurando ciò che vedevano con il metro della perfezione estetica e della ricchezza. Ormai era molto abile nello stendere facce e creare gioielli, alzare sederi e far apparire case eleganti, rimpolpare zigomi e procurare macchine potenti, far ricrescere capelli e far lievitare i conti in banca… Genio svolgeva il suo compito ormai con abnegazione e ripetitività, il Gran Giurì era molto soddisfatto.

Un giorno, però, il piccolo vasetto di crema cadde inavvertitamente dalla borsetta della proprietaria e rotolò ai piedi di una bimba. Quando questa, incuriosita, lo aprì, ne uscì il piccolo Genio, ormai così rattrappito che quasi ammutolì nel trovarsi di fronte quei due grandi occhi, curiosi e birichini. Bastarono pochi secondi di presentazione:

 “Io mi chiamo Carolina e tu chi sei?”

“Sono un piccolo Genio e sono qui per aiutarti a realizzare un tuo desiderio.”

Ed ecco che alla bimba erano già spuntate due splendide ali colorate, che la facevano volteggiare con leggerezza a pochi centimetri da terra. La bimba, entusiasta della scoperta, volle portare con sé il barattolino, per mostrarlo ai suoi amici: in pochi giorni la classe Blu, quella dove andava Carolina, divenne un mondo magico, con bambini che correvano su arcobaleni, parlavano facendo uscire dalla loro bocca piccole bolle di sapone, saltavano come rane raggiungendo altezze vertiginose e si mimetizzavano tra i giochi cambiando di colore. C’erano bimbi che sputavano fuoco come draghi, altri che volavano a razzo fuori dalle finestre e altri ancora che parlavano con gli animali: insomma, un gran bel caos.

Il barattolino rimase per anni e anni nel cesto dei giochi dell’asilo, passando per le mani di bimbi grandi e piccini, realizzando i sogni più folli e disparati del Mondo e rendendo tutti felici: il piccolo Genio e i bambini. E felici diventarono anche quegli adulti che, prendendo esempio dai bambini, tornarono coraggiosi, liberandosi delle abitudini, dei percorsi ripetuti sempre uguali e riscoprendo che, almeno una volta nella vita, dobbiamo saperci concedere di pensare in grande.

Solo il Gran Giurì non era contento e rimase per altri mille anni in disparte, a guardare quella festa, con la faccia imbronciata e verde d’invidia.

Ognuno ha la possibilità di accedere al piccolo Genio, che se ne sta chiuso nel suo barattolo, in attesa che noi liberiamo lo sguardo.

 

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