Osmanthus Fragrans

Dicono che l’olfatto sia il senso che più di tutti si colleghi a ricordi ed emozioni.
Così in questo periodo di verifiche, ripartenze e nuovi stimoli voglio regalare a me – e spero anche a chi vorrà leggermi – un’emozione odorosa…

C’è un profumo che mi accompagna da quando ho intrapreso il mio personale percorso nel mondo, inseguendo le mie passioni.
È un odore speciale, che si diffonde nell’aria proprio in questo periodo di inizio autunno, il momento dell’anno per me più dolce, più ricco di desideri e promesse, più accogliente con tutto il suo carico di nuove speranze.
Lo ricordo raggiungermi avvolgente mentre tornavo da scuola, alle superiori, percorrendo la strada che dalla fermata dell’autobus mi riportava a casa.
Un’altra lunga giornata di un anno scolastico appena iniziato si era conclusa.
Ricordo quei pomeriggi in solitaria, io che avevo caparbiamente scelto di frequentare una scuola lontana da casa, molto più lontana di quelle che il resto dei miei ormai ex-compagni di scuola aveva scelto. Eppure, superate le prime difficoltà in un ambiente totalmente nuovo, quanto ho amato quei cinque folli anni all’istituto d’arte. Anni in cui ho usato le mani e la mente per scoprire sempre più forte il gusto di creare, immaginare, realizzare qualcosa di unico e personale. Anni in cui professori decisamente fuori dagli schemi ci regalavano più insegnamenti passeggiando nel cortile durante l’intervallo che seduti dietro a una cattedra.
Anni in cui sono stata capace di uscire dalla mia zona di comfort per scoprire davvero chi ero. Anni in cui sconosciute compagne di banco sono poi diventate preziose amiche che non ho più perso.

Quel camminare sulla via del ritorno, dopo il lungo viaggio in autobus, mi serviva a fare tesoro di tutto questo. A far sedimentare nel cuore quei pensieri c’era un profumo speciale, era il profumo che sprigionavano i fiori di una pianta che nel corso dell’evoluzione si è scelta un momento particolare per richiamare a sé api e farfalle: non la già ricca e frequentata primavera, ma una più discreta fine estate.

Passano gli anni, arriva la laurea, i primi impegni di lavoro. Nel frattempo fatico a ricordare di aver di nuovo incontrato quel profumo.
Però a un certo punto della mia vita torna a farmi compagnia. Sono a Roma, unica ragazza tra i registi di quell’anno al Centro Sperimentale di Cinematografia. Mi ritrovo nel piccolo cortile interno, come quasi ogni giorno, ad attendere l’inizio dei laboratori, all’ombra di un fiero pino marittimo. Io anima nordica, affezionata alla puntualità, ricordo lunghe attese su quelle panchine prima che le giornate prendessero ritmo.
Ma a conti fatti quelle attese, quei tempi morti mi hanno permesso di vivere il Centro Sperimentale a modo mio: appena potevo mi intrufolavo nelle aule di costume a osservare gli allievi alle prese con il confezionamento di un abito del XIX secolo, guidati da sapienti maestri di un cinema che non c’è più.

Quel profumo era lì a farmi sentire un po’ a casa anche in quel circo pieno di contraddizioni, dove ambizione e ostinazione non erano mai abbastanza.
All’epoca ricordo che la fatica spesso prendeva il sopravvento, che saltavano all’occhio più gli inciampi e le mancanze; ora, forse complice quel dolce profumo che ritorna, posso vedere chiara l’eccezionalità di quegli anni passati fra teatri di posa e macchine da presa, giorni e giorni spesi a scrivere storie e provare dialoghi, condividendo il percorso con compagni che diventavano troupe e forse presto colleghi.

Ricordo bene che una di quelle mattine di attesa la sfruttai per scoprire una volta per tutte quale fosse il nome di quella pianta profumata. La rintracciai annusando l’aria, scoprii che era un arbusto dalle foglie scure, ricco di piccolissimi fiori bianchi. Complice la rete, conobbi anche il suo nome: Osmanthus Fragrans.

Sono passati diversi anni da quella scoperta, ma ora un piccolo esemplare di Osmanthus Fragrans ha messo radici sotto la mia finestra, a Milano. È presto per sapere se si troverà abbastanza bene da poter sprigionare il suo meraviglioso profumo anche qui, proprio sotto il mio naso, ma averlo accanto è come aver ritrovato un caro amico con il quale ci si è incrociati e poi persi e poi di nuovo riavvicinati nel corso degli anni.
Se dunque è vero che l’olfatto più di ogni altro senso sa dialogare con le emozioni, posso contare su questo profumo speciale per continuare a tenerle vive in tutto quello che faccio, per non far appassire la mia passione sul tecnicismo e sul solo “mestiere”, per accompagnarmi nel mio inseguire progetti ambiziosi, anche quando si mostreranno più faticosi del previsto.

E voi avete già trovato il vostro “profumo guida”?

Un assaggio di quello che faccio lo potete trovare qui.

Credits immagine: Laura Plebani

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